Lago Gerundo: storia o leggenda?

Scritto da 12 luglio, 2006 (1) Commento

C’era una volta, verso l’anno 1000, al posto di Merlino, un lago, di cui parlò già Plinio il Vecchio… Fin dall’età medievale si tramanda la memoria del mitivo Lago Gerundo (esisterebbe una bitta per l’attracco delle imbarcazioni a Fara Gera d’Adda) popolato, secondo la tradizione, da mostri. Esistono infatti ampie testimonianze, anche in epoca storica, [...]

Lago Gerundo: storia o leggenda?

C’era una volta, verso l’anno 1000, al posto di Merlino, un lago, di cui parlò già Plinio il Vecchio…
Fin dall’età medievale si tramanda la memoria del mitivo Lago Gerundo (esisterebbe una bitta per l’attracco delle imbarcazioni a Fara Gera d’Adda) popolato, secondo la tradizione, da mostri.

Esistono infatti ampie testimonianze, anche in epoca storica, che attestano la presenza di una vastissima zona lacustre e paludosa che occupava l’ampio territorio compreso fra la provincia bergamasca meridionale e la provincia superiore di Cremona, con tutto il Cremasco e il Lodigiano.

Il grande acquitrino era formato dal confluire delle acque dei fiumi Adda, Oglio, Serio e, probabilmente, anche del Lambro e del Silero.

Il regime alluvionale di questi fiumi dava confini continuamente mutevoli a questo grande bacino, e in esso esistevano alcune “isole” (la più vasta fu la Fulcheria di Crema) sulle quali sorsero anticamente le città della zona.

L’instabile lago era chiamato Gerundo (da «gera», volgarizzazione del latino glarea, ghiaia), ma la vera curiosità legata al lago riguarda le innumerevoli tradizioni orali e scritte sulla presenza di grossi rettili sconosciuti (chiamati «draghi»), forse sopravvivenze di animali preistorici che abitavano quegli acquitrini.

Anche il dragone visconteo, vinto da Uberto Visconti e rappresentato nello stemma cittadino, è stato messo in relazione
con questo nutrito filone di tradizioni, ma per chi ha bisogno di prove tangibili per credere alle leggende rendiamo noto che a Lodi si conservano due resti di un drago del Gerundo, che la tradizione chiamava Tarantasio (uno scheletro nella chiesa di Sant’Andrea, e una costola che ancora alla fine del Settecento si vedeva nella chiesa di San Cristoforo appesa alla volta); un’enorme costola animale, lunga m 2,60, è poi conservata nella chiesa di S.Giorgio ad Almenno San Salvatore e una di m.1,80 pende dal soffitto del Santuario della Natività della Beata Vergine a Paladina (BG).

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L’antico santuario di San Giovanni accoglie migliaia di fedeli!

Scritto da 12 luglio, 2006 (1) Commento

Nel territorio comunale di Merlino sorge un bellissimo santuario dedicato a San Giovanni Il Battista. La prima notizia certa che abbiamo della chiesa di S. Giovanni Battista del “Calandrone” (piccolo corso d’ac­qua che una volta bagnava le mura del santuario), è dell’anno 1261 e si trova in una pergamena esistente nell’archivio della Mensa Vescovile di [...]

Nel territorio comunale di Merlino sorge un bellissimo santuario dedicato a San Giovanni Il Battista.

La prima notizia certa che abbiamo della chiesa di S. Giovanni Battista del “Calandrone” (piccolo corso d’ac­qua che una volta bagnava le mura del santuario), è dell’anno 1261 e si trova in una pergamena esistente nell’archivio della Mensa Vescovile di Lodi, pubblicata nel «Codice diplomatico laudense», opera di Cesare Vignati.
Questa chiesa apparteneva alla Plebe di Bariano, (oggi il nome di plebe corrisponde pressappoco a quello di Vicariato), nell’alto Lodigiano, con la chiesa di S. Eufemia: questa fu distrutta nel 1574 e le rendite passarono ad un dignitario appartenente al capitolo della cattedrale. Della chiesa di Bariano se ne parla sin dal marzo de1885 in un documento di permuta tra Gerardo vescovo di Lodi e Pietro, secondo abate del monastero ambrosiano.
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Un accenno al canale Vacchelli (o Marzano)

Scritto da 12 luglio, 2006 (0) Commenti

Canale cremonese, costruito dal Consorzio per l’incremento della Irrigazione del territorio cremonese (CIIC), fra il 1887 e il 1892. Le sue acque sono estratte dalla sponda sinistra del fiume Adda in località Marzano (comune di Merlino). Il canale progettato dagli ingg. Fieschi e Pezzini fu costruito grazie alla volontà di un comitato promotore, animato dall’On. [...]

Canale cremonese, costruito dal Consorzio per l’incremento della Irrigazione del territorio cremonese (CIIC), fra il 1887 e il 1892. Le sue acque sono estratte dalla sponda sinistra del fiume Adda in località Marzano (comune di Merlino).
Il canale progettato dagli ingg. Fieschi e Pezzini fu costruito grazie alla volontà di un comitato promotore, animato dall’On. Pietro Vacchelli.
La sua apertura rese necessaria la costruzione di 245 manufatti fra i quali 60 ponti-strada, 61 ponti-canale. 125 tombe-sifoni e tombini e oltre 20 bocche di erogazione.
La lunghezza del canale è di 34 Km e 400 m; durante il suo percorso attraversa buona parte del Cremasco e del Cremonese in direzione sud-est, terminando a Genivolta.

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Merlino: Breve accenno

Scritto da 12 luglio, 2006 (0) Commenti

Posto fra l’Adda e il canale Muzza, Merlino sorge su un terrazzamento del terreno, che l’ha reso un luogo naturalmente difeso; forse in passato ebbe un castello, del quale però non resta traccia. Esiste un palazzo, in località Marzano, noto come Palazzo Carcassola, eretto nel XVIII secolo, forse su una preesistente struttura difensiva: ha corpo [...]

Posto fra l’Adda e il canale Muzza, Merlino sorge su un terrazzamento del terreno, che l’ha reso un luogo naturalmente difeso; forse in passato ebbe un castello, del quale però non resta traccia. Esiste un palazzo, in località Marzano, noto come Palazzo Carcassola, eretto nel XVIII secolo, forse su una preesistente struttura difensiva: ha corpo quadrangolare con cortile interno e torre. La fronte principale ha un portico a tre arcate al pianoterra, mentre il superiore è illuminato da un loggiato con balaustra a colonnine. Le due ali laterali, utilizzate come rustici, furono aggiunte dopo il corpo principale.

Il retro della struttura ha un aspetto severo, con tre piani di finestre animati solo da un balcone al centro dell’ultimo livello.

Gli interni si dispiegano su due piani in una serie di saloni. In una piazza non lontana dal castello si eleva un altro edificio che può ricordare una struttura militare: la costruzione, che ospita una trattoria, ha una torre quadrangolare con cornice decorativa e due finestre a ogiva abbellite da cornici in cotto sul fianco sinistro. Poco distante da Merlino si trova il Santuario di S.Giovanni in Calandrone, che deriva il nome da un corso d’acqua sito nelle vicinanze; esistente dal XIII secolo, è stato recentemente ristrutturato9, perdendo l’aspetto originario. La facciata, coronata da un timpano triangolare, è preceduta da un portico arioso con apertura a serliana e due arcate a tutto sesto ai lati sormontare da strutture triangolari che poggiano sui fianchi della chiesa.

Due portici con colonne che reggono il tetto, di recente fattura, fiancheggiano il santuario, formano con esso una struttura a U. Due vasche in pietra all’esterno raccolgono un’acqua ritenuta miracolosa.

L’interno conserva una pala quattrocentesca raffigurante il Battista e numerosi ex-voto risalenti anche al XVI secolo. La chiesa parrocchiale del capoluogo, intitolata a S.

Stefano, fu ampliata e restaurata nel XV e XVI secolo; sorge rialzata rispetto alla piazza antistante.

La scalinata d’accesso dà su un grazioso protiro con soffitto affrescato, sopra il quale si trovano due finestre curve e un occhio cieco; due lesene rafforzano gli angoli della facciata. Il campanile quadrangolare ha una cuspide alta e sottile.

L’interno, a una navata con cappelle laterali, conserva nell’abside un affresco raffigurante Cristo crocifisso tra la Madonna e S.Giovanni ascrivibile al XVI secolo. Oltre a quella di S.Stefano, vi sono altre due parrocchiali: S.Ambrogio a Marzano e S.Zenone a Vaiano. La prima, riedificata nel 1615 su una struttura precedente, ha facciata a salienti coperta da intonaco e profilata in pietra a vista. Un protiro precede il portale, sopra il quale si nota un affresco, rovinato, raffigurante il santo titolare. Nel nucleo rurale di Vaiano, con case che si affacciano su una strada stretta e tortuosa, è posta la chiesa di S.Zenone, dalla facciata a salienti preceduta da un portico architravato. Nella campagna circostante, presso la cascina Torchio, è ancora visibile un mulino, la cui struttura rettangolare, dotata di una grossa ruota, è lambita da un corso d’acqua.
Esiste un palazzo, in località Marzano, noto come Palazzo Carcassola, eretto nel XVIII secolo, forse su una preesistente struttura difensiva: ha corpo quadrangolare con cortile interno e torre.
La fronte principale ha un portico a tre arcate al pianoterra, mentre il superiore è illuminato da un loggiato con balaustra a colonnine.
Le due ali laterali, utilizzate come rustici, furono aggiunte dopo il corpo principale. Il retro della struttura ha un aspetto severo, con tre piani di finestre animati solo da un balcone al centro dell’ultimo livello. Gli interni si dispiegano su due piani in una serie di saloni.
In una piazza non lontana dal castello si eleva un altro edificio che può ricordare una struttura militare: la costruzione, che ospita una trattoria, ha una torre quadrangolare con cornice decorativa e due finestre a ogiva abbellite da cornici in cotto sul fianco sinistro.
Poco distante da Merlino si trova il Santuario di S. Giovanni in Calandrone, che deriva il nome da un corso d’acqua sito nelle vicinanze; esistente dal XIII secolo, è stato recentemente ristrutturato9, perdendo l’aspetto originario.
La facciata, coronata da un timpano triangolare, è preceduta da un portico arioso con apertura a serliana e due arcate a tutto sesto ai lati sormontare da strutture triangolari che poggiano sui fianchi della chiesa. Due portici con colonne che reggono il tetto, di recente fattura, fiancheggiano il santuario, formano con esso una struttura a U.
Due vasche in pietra all’esterno raccolgono un’acqua ritenuta miracolosa. L’interno conserva una pala quattrocentesca raffigurante il Battista e numerosi ex-voto risalenti anche al XVI secolo.
La chiesa parrocchiale del capoluogo, intitolata a S. Stefano, fu ampliata e restaurata nel XV e XVI secolo; sorge rialzata rispetto alla piazza antistante. La scalinata d’accesso
dà su un grazioso protiro con soffitto affrescato, sopra il quale si trovano due finestre curve e un occhio cieco; due lesene rafforzano gli angoli della facciata.
Il campanile quadrangolare ha una cuspide alta e sottile. L’interno, a una navata con cappelle laterali, conserva nell’abside un affresco raffigurante Cristo crocifisso tra la Madonna e S. Giovanni ascrivibile al XVI secolo.
Oltre a quella di S. Stefano, vi sono altre due parrocchiali: S. Ambrogio a Marzano e S. Zenone a Vaiano.
La prima, riedificata nel 1615 su una struttura precedente, ha facciata a salienti coperta da intonaco e profilata in pietra a vista.
Un protiro precede il portale, sopra il quale si nota un affresco, rovinato, raffigurante il santo titolare.
Nel nucleo rurale di Vaiano, con case che si affacciano su una strada stretta e tortuosa, è posta la chiesa di S. Zenone, dalla facciata a salienti preceduta da un portico architravato.
Nella campagna circostante, presso la cascina Torchio, è ancora visibile un mulino, la cui struttura rettangolare, dotata di una grossa ruota, è lambita da un corso d’acqua.

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Come lui non c’è nessuno!

Scritto da 12 luglio, 2006 (2) Commenti

Merlino: Leggendario mago appartenente alla tradizione letteraria che fa capo ai romanzi della Tavola Rotonda. Probabilmente le sue origini sono da rintracciare nel patrimonio mitologico celtico, e in particolare nella figura di Myrddin, presente nella tradizione folklorica gallese. Questo è quello che in genere si trova scritto nelle enciclopedie più moderne se si volessero cercare [...]

Merlino: Leggendario mago appartenente alla tradizione letteraria che fa capo ai romanzi della Tavola Rotonda. Probabilmente le sue origini sono da rintracciare nel patrimonio mitologico celtico, e in particolare nella figura di Myrddin, presente nella tradizione folklorica gallese.

Questo è quello che in genere si trova scritto nelle enciclopedie più moderne se si volessero cercare delle informazioni sulla parola “merlino”.
Ciò è dovuto al fatto che pochissime persone, esclusi i residenti e i comuni limitrofi, conoscono il piccolo paese situato nel territorio più a Nord del Lodigiano.
Merlino appartiene alla provincia di Lodi ed è lambito dal fiume Adda. Si estende su 1089 ettari ed è costituito da un capoluogo e da due frazioni (Marzano e Vaiano) che anticamente erano sede di comuni autonomi poi soppressi.
In questo territorio nasce, dall’Adda, il canale Marzano o Vacchelli, che va a dissetare migliaia di pertiche nel Cremasco e nel Cremonese.
Fino alla prima metà del ‘900 le cascine traboccavano di gente e le frazioni erano densamente popolate, infatti, il primo censimento del Regno d’Italia registrò nel territorio comunale di merlino la presenza di 941 abitanti.

La fama di Merlino crebbe sicuramente quando il medioevo seminatore di castelli regalò al paese, nella frazione Maxiano (ora Marzano), una splendida magione fortificata: il palazzo Carcassola-Grugni.
Merlino – scrive don Luigi Pettinari – è un paese molto antico, con ogni probabilità di origine romana, infatti il nome che portava “Locum Merle” lo dimostra chiaramente.

Come altri paesi del circondario anche Merlino fin dopo il 1000 non ha nulla da segnalare; ma quando uno dei suoi figli fu fatto vescovo di Lodi, e dopo la grande devozione sviluppata attorno al Santuario di San Giovanni, la sua fama si divulgò rapidamente e il suo nome divenne rinomato. Alberico da Merlino, vescovo di Lodi, il 30 novembre 1162 investì a titolo di feudo un Bellotto di Desio di un pezzo di terra “in territorio de loco Merlino, prope villam ipsius loci” di diritto del vescovado di Lodi. Cesto da Merlino il 18 dicembre 1167, nella dichiarazione che egli fece intorno ai vassalli e alle terre che la propria famiglia teneva per investitura dei vescovi di Lodi, accennò in primo luogo a Merlino.
I conti di Merlino annoverano tra i loro figli più illustri, Alberico, che resse la chiesa lodigiana per 10 anni (1158-1168), e fu privato dal vescovato di Lodi, perché fedele seguace dell’antipapa Vittore IV. Amico di Federico Barbarossa, ebbe da lui molti privilegi ed onori, e, prendendolo sotto la sua protezione, l’imperatore lo chiamò confidenzialmente “diletto e fedele nostro principe”.

Durante il vescovato di Alberico da Merlino avvenne la “Traslazione delle ossa di San Bassiano”, dalla Vecchia alla Nuova Lodi il 4 novembre 1163; e secondo il racconto di Acerbo Morena le sacre spoglie furono portate dall’Antipapa Vittore IV, da Federico Barbarossa, dal Patriarca di Aquileia, Ulrico II, dall’abate di Cluny, Ugo, da vescovi ed arcivescovi, aiutati poi per arrivare a Lodi da chierici e laici illustri.
Altri personaggi della storia di Merlino furono: Cesto, Anselmo, Roberio, Arderico e Ranfo, tutti parenti del vescovo Alberico che furono presenti all’investitura di Ottone Denario e dei suoi nipoti, di diverse terre del Lodigiano.
Uberto, nell’agosto 1181, per sentenza Ponzone degli Inghiroldi, dovette restituire dovette restituire ad Alberico II DEL Corno, vescovo di Lodi, il ripatica di Cavenago che Federico l’imperatore aveva confermato in feudo ad Alberico I da Merlino; Geraldo, Rogerio ed Anrico, figli di Uberto, possedevano i feudi di Ossago e di San martino in Strada; furono testimoni ad una vendita di terre fatta dai fratelli Manfredino e Bassano di Gerardo Gunterio al comune di Lodi; Petraccio, figlio di Rogerio, giurò di non vendere né donare né in qualche modo cedere nessuna proprietà stabile della città, del territorio e del vescovado di Lodi ad abitanti d’altro comune. Giovanni, figlio di Giacomo Antonio, era notaio e il 3 maggio 1411 stese l’atto per il quale Giovanni Vignati, signore di Lodi, pagò ad Antonio di Hostendum l’intero prezzo convenuto per la cessione della città di Piacenza. I Merlino erano capitanei e per certo tempo tennero la vocazia della chiesa lodigiana. Nell’anno 1370 questa terra fu donata da Barnabò Visconti a Regina della Scala, sua moglie. Il 29 settembre 1412 Filippo Maria Visconti concesse a Vincenzo Marliano, castellano di Porta Giovia, in considerazione dei servizi resigli, oltre ai feudi di Rossate e di Melzo, le possessioni di Bozzolo e di Merlino, già prima tenute da Ettore Visconti, trasmissibili ai discendenti maschi legittimi.

Il 7 settembre 1647 il feudo di Merlino con Cazzano fu conferito al conte Barbiano di Belgioiosi, nella cui famiglia durò fino al 1782: essa però vi possiede ancora molti beni.
Il 27 maggio 1502, nelle guerre per la successione del ducato di Milano, il paese fu devastato dai Francesi, che vi recarono danni gravissimi, oltre le gravezze per gli alloggi ed il vitto degli uomini e dei cavalli. Nell’aprile 1509 fu invaso dai Guasconi, e vi alloggiò la compagnia di Monsignor D’Aubigny a carico del paese. Nell’anno 1530 vi possedeva delle terre il celebre medico lodigiano Giovanni Costeo, da lui poi vendute a Roberto Quarterio.
La chiesa di Merlino fu quasi completamente riedificata nel 1615 per ordine di monsignor Antonio Scarampo, vescovo di Lodi, il quale fece pure sopprimere l’antica e non più servibile chiesa plebana di Bariano (1574), dedicata a Santa Eufemia, e le sue ragioni trasferite in quella di Merlino. La chiesa parrocchiale di Merlino è una ricostruzione del 1615 su fondamenta di una risalente al 1200-1300, della quale rimane il coro con un affresco cinquecentesco di Scuola Luinesca, rappresentante una bella crocifissione. Ha come patrono titolare Santo Stefano protomartire e San Zenone e pare che prima della ricostruzione fosse dedicata a Sant’Eurosia. Venne riconsacrata da monsignor Giovann Battista Rota nel 1898, e fu abbellita e resa graziosa nel 1970.
La Madonna esposta nella suddetta chiesa è una splendida statua in legno dorato, con manto di colore blu (Artigianato Lombardo del XVIII secolo). La pregevole statua rappresenta la Beata Vergine del Rosario, porta in braccio Gesù Bambino, sotto i suoi piedi vi sono due putti anch’essi in legno. (E’ stata recentemente restaurata.)
Le decorazioni delle volte degli altari laterali sono state costruite certamente molto dopo la costruzione della chiesa, in quanto non in stile con il complesso architettonico di essa. La decorazione floreale di queste volte è di stile barocco. Le volte ornate di fiori, in quattro file parallele simili ma di dimensioni e particolari diversi in tinta bianca e oro. Si impongono alla vista senza però disturbare le altre decorazioni che orlano la chiesa.

L’avreste mai immaginato che un paesino così piccolo potesse vantarsi di possedere una così lunga storia?!?

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